E’ Tempo

9r

E’ chiaro
Che il pensiero dà fastidio
Anche se chi pensa
E’ muto come un pesce
Anzi un pesce
E come pesce è difficile da bloccare
Perché lo protegge il mare
Com’è profondo il mare 

Lucio Dalla-Com’è profondo il mare

AGAVE AL POLITICAMP DI LIVORNO – 11/13 LUGLIO 2014

Nella scena quarta del capolavoro di Brecht, Vita di Galileo, il grande scienziato è intenzionato a mostrare le scoperte, da lui effettuate grazie al suo “occhiale”, ad alcuni dottori universitari tra cui un filosofo.
Invita, dunque, i suoi ospiti a poggiare gli occhi sulla lente del telescopio per rendersi conto da sé dei movimenti celesti ma il filosofo, invece di guardare, pone una domanda: possono quei pianeti realmente esistere?
Per dirla meglio: chi può garantire che, anche se visibili agli occhi, quei pianeti realmente esistano? Con quale autorità, Galileo pronuncia tali affermazioni?
“La verità è figlia del tempo e non dell’autorità.” ribatte lo scienziato ma, risponde il filosofo con veemenza ed estrema preoccupazione, ” Signor Galilei, la verità può portarci chissà dove”.
Nessuno, quel giorno, guarderà il cielo attraverso il telescopio.
Il sipario non cala ma è come si chiudesse, inesorabile.
Queste pagine sono tornate alla mente ascoltando il discorso di apertura del Politicamp 2014 di Ilaria Bonaccorsi, già direttore della rivista Left e candidata alle ultime elezioni europee con il PD, che abbiamo avuto modo di incontrare assieme all’onorevole Giuseppe Civati nel maggio di quest’anno.
“C’è un tempo in cui non c’è più un prima, c’è il dopo. Compare quello che prima non c’era: la possibilità si realizza. Questo è il nostro tempo di creare la politica in un altro modo.”, ha detto Ilaria Bonaccorsi e, ha aggiunto citando lo storico e filologo Luciano Canfora, “l’unica cosa da non fare è di evitare di non vedere”.
Così la memoria è andata a un altro capolavoro, Cecità di Josè Saramago, in cui viene raccontata un’improvvisa epidemia di origine misteriosa a seguito della quale tutti gli abitanti di una città, ad eccezione di una donna, perdono la vista e in un crescendo di follia (molti sono simbolicamente rinchiusi in un ex manicomio), invece che trovare un modo per superare insieme quella drammatica situazione, si contrappongono gli uni agli altri fino ad approfittare gli uni degli altri, tra incredibili soprusi e violenze.
“Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, ciechi che vedono, ciechi che, pur vedendo, non vedono” dice la donna che non ha mai perso la vista.
Dunque?
Dunque c’è assoluto bisogno di affermare un pensare e un pensiero che non sia sottomesso al pensiero dominante: un pensiero forte, complesso, che non tenda ad escludere ma che integri, che coinvolga, che si propaghi come un virus inarrestabile, che conquisti sempre maggior spazio  nelle menti giovani di qualsiasi età,  che elabori, che si confronti, che partecipi, che scenda in piazza non perché gli è stato imposto da questa o quella fazione ma perché ne provi esigenza e desiderio.

Un pensiero di libertà: “una libertà umana”, citando sempre Ilaria Bonaccorsi.

Partendo, aggiungiamo noi, da una diversa qualità dei rapporti interumani.
Perché questo avvenga, bisogna svestirsi dei panni del filosofo di Galileo e di quelli di Tancredi, che ne Il Gattopardo come noto sentenzia “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.
Siamo alla ricerca della dimensione opposta: se non vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna trasformare tutto, a partire da noi stessi.
Una rivoluzione del pensiero, dunque, anzitutto personale, che potrà diventare collettiva solo se la coscienza  di essere ed esserci sarà accompagnata dall’idea di un futuro migliore per tutti noi.
Ed è tempo di cominciare.
Per questo, a Livorno eravamo presenti anche noi.
Per chiedere di realizzare, anche con la nostra partecipazione,  un progetto più ampio, capace di coinvolgere tutti gli attori, associativi e istituzionali, che si occupano di giovani e adolescenti: un coordinamento nazionale che sappia comprendere, interpretare e dare una risposta concreta alle tante domande che ci rivolgono minori immigrati, studenti, giovani inoccupati e, in senso più ampio, tutte le ragazze e i ragazzi che si cimentano per la prima volta con le difficoltà della vita.

Perché quelle difficoltà si traducano in possibilità.

Per loro, per noi e per la società di domani.

 

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